Perché la banca non dà finanziamenti alle imprese?

 Perché la banca non dà finanziamenti alle imprese?

La banca ti rifiuta le richieste di finanziamenti per la tua impresa? Ti ha chiesto il rientro del fido bancario se non dai subito garanzie personali?

Scopri il perché e cosa fare!

Quando un imprenditore riceve un rifiuto per un prestito aziendale, di solito non riceve grosse spiegazioni, al massimo il responsabile dei resta sul vago, parla di rating bancario basso, di cattivo merito creditizio, di mancanza di garanzie da offrirle in cambio dei finanziamenti bancari, di scarsa capacità di rimborso del prestito aziendale, insomma, per dirla brevemente, di assenza dei requisiti necessari ad ottenere finanziamenti per imprese.

Scopriamo ora insieme i motivi principali per cui oggi un imprenditore sta richiedendo un prestito azienda, cosa si nasconde dietro ai rifiuti delle banche a concedere finanziamenti alle imprese, da cosa dipende l’approvazione di un prestito aziendale, cosa bisogna fare per ottenere finanziamenti per imprese,  come mantenere in piedi gli affidamenti bancari a breve termine già in corso o abbassarne il costo del tasso d’interesse.

Motivi di richiesta di un prestito per azienda

Per quali motivi gli imprenditori chiedono un prestito aziendale?

Le imprese richiedono un prestito aziendale soprattutto per queste due necessità:

  • finanziare gli investimenti
  • finanziare gli sfasamenti temporali tra incassi e pagamenti.

La crisi economica e finanziaria ha causato una drastica contrazione della domanda
interna di beni e servizi con il conseguente calo di vendite ed utili, cioè delle
principali fonti di autofinanziamento per un’impresa.

In tale situazione gli imprenditori, nel tentativo di sopravvivere alla perdurante
crisi economica e finanziaria, non chiedono finanziamenti per imprese per investire e produrre di più, bensì per finanziare l’operatività del capitale circolante e ristrutturare  i debiti pregressi

Se hai un’azienda ed incassi le fatture con una dilazione temporale, ma nel
frattempo devi pagare materie prime, energia elettrica, fitto, dipendenti e
versare gli F24, allora hai bisogno che una banca ti conceda un prestito per azienda per finanziare il fabbisogno di capitale circolante.

Se hai un’impresa ed hai debiti a breve in corso con un alto costo degli interessi bancari, allora hai bisogno di un prestito azienda al fine di ristrutturare i debiti pregressi, trasformando i debiti a breve in un prestito aziendale a medio-lungo termine.

Scopriamo ora cosa c’è realmente dietro ai rifiuti delle banche a concedere finanziamenti alle imprese.

Motivi di rifiuto dei finanziamenti piccole e medie imprese

Per quali motivi le banche non concedono finanziamenti alle piccole e medie imprese?

Gli istituti di credito, vedendo che gli imprenditori, per tentare di sopravvivere alla crisi, finanziano debito con altro debito senza intraprendere nuovi investimenti, hanno paura della scarsissima solvibilità delle aziende (testimoniata dall’aumento delle sofferenze bancarie) e quando c’è da concedere un prestito aziendale,
sono molto più prudenti, riducendo notevolmente  la quantità di finanziamenti piccole e medie imprese e, allo stesso tempo, diminuendone ancor di più la loro solvibilità.

In piena crisi mondiale, le banche sono state le prime a subire il peso degli errori di avventate politiche di gestione aziendale, tanto che molte, e  tra loro anche grandi
banche, ritrovandosi a gestire un’enorme quantità di crediti inesigibili sono perfino fallite.

Da ciò si evince lo stato di notevole prudenza nel concedere finanziamenti alle imprese da parte delle banche, che, per non fallire, hanno attivato rigidi meccanismi di protezione.

Uno studio di Bankitalia sulla stabilità finanziaria indica che, tra il 2017 e il 2018 c’è stato un aumento dei prestiti aziendali alle imprese finanziariamente più solide ed una diminuzione di finanziamenti alle imprese che non offrono garanzie adeguate, soprattutto piccole e medie.

La ricerca di Bankitalia descrive un’irrigidimento delle condizioni di credito nei finanziamenti aziendali sul lato della quantità, cosa che non avveniva dal lontano 2008, visto che finora si era manifestato soprattutto attraverso un aumento dei tassi praticati dalle banche.

L’analisi della domanda di prestito aziendale mostra come gli imprenditori continuino a richiedere finanziamenti per imprese alle banche, contrariamente a quanto affermato dai banchieri, che, per giustificarsi, dicono che non è vero che loro stanno erogando pochi finanziamenti piccole e medie imprese ma che sono gli imprenditori che stanno facendo meno richieste di prestito per  azienda.

Ma come interpretare la diminuzione della quantità dei finanziamenti piccole e medie imprese?

La contrazione del credito risultante dalla ricerca condotta da Bankitalia va interpretata come una diminuzione solo dell’offerta di prestiti aziendali che andrebbero a finanziare quelle attività che permetterebbero alle imprese di sopravvivere nel breve periodo (finanziamento del capitale circolante e ristrutturazione del debito pregresso) e non quegli investimenti che permetterebbero alle imprese di prosperare nel medio e lungo periodo.

Ma allora di chi è la colpa della drastica riduzione nella concessione di finanziamenti per imprese?

Se l’Italia è in recessione economica, la colpa non è né delle imprese che non fanno investimenti, né delle banche che non erogano finanziamenti alle imprese, ma va imputata ai fattori che comprimono la domanda interna di beni e servizi, causando il calo delle vendite e degli utili aziendali.

Resta però il fatto che in Italia le condizioni applicate per l’erogazione di un prestito per azienda  siano più rigide e più care rispetto a quelle applicate negli altri paesi europei e  che le banche italiane hanno mediamente una responsabilità maggiore sulla stagnazione dell’economia rispetto alle banche delle altre nazioni europee.

Negli ultimi anni, per salvare il sistema creditizio sono state imposte, alle banche, nuove e rigide  regole da seguire nella concessione di finanziamenti per imprese.

Da cosa dipende l’approvazione di un prestito azienda?

Tanti anni fa l’accesso ai finanziamenti piccole e medie imprese e al credito bancario in generale era caratterizzato da dinamiche basate sul rapporto personale di fiducia che si instaurava con il direttore della banca, oggi, invece, le analisi predittive  e relative considerazioni economiche finanziarie costituiscono il grimaldello per poter avere accesso ai finanziamenti per imprese.

Ma perché, allora,  hanno cambiato un sistema che andava avanti così bene per avere un prestito aziendale?

Tutto è iniziato nel 2008 con il fallimento della Banca americana Lehman Brothers e con una serie di reazioni a catena che hanno messo in ginocchio il sistema bancario mondiale, evidenziandone la la fragilità.

La quasi totalità delle banche, pur essendo in linea con gli accordi bancari di Basilea 1 e Basilea 2, aveva dimostrato una patrimonializzazione per niente sufficiente ad assorbire shock finanziari di tale rilevanza.

Ecco che per salvare le banche dal fallimento, le autorità bancarie mondiali decidono di implementare nuove e rigidissime norme racchiudendole quindi negli accordi di Basilea 3, che nonostante siano stati approvati nel 2010, ancora oggi diverse banche nel mondo stanno cercando di implementare.

Prestito aziendale – Regole e condizioni di Basilea 3

Quali sono gli obiettivi degli accordi di Basilea 3 in merito ad un prestito aziendale?

Gli obiettivi principali degli accordi di Basilea 3 in merito ai finanziamenti aziende sono di:

  • garantire una maggiore solidità ed efficienza del sistema bancario mondiale a livello mondiale;
  • aumentare il patrimonio delle banche in funzione della propria esposizione verso impieghi rischiosi;
  • obbligare il sistema a valutare in modo più approfondito il rischio di un prestito azienda e quindi di differenziare gli accantonamenti patrimoniali in funzione della “rischiosità” dei prestiti aziendali.

In pratica, così come le aziende, per salvarsi e sopravvivere alla crisi economica e finanziaria, si sono attivate nel richiedere prestiti aziendali per finanziare il proprio fabbisogno di capitale circolante e ristrutturare i debiti pregressi, così anche le banche, per gli stessi motivi, hanno messo in piedi con gli accordi di
Basilea 3
meccanismi protettivi composti da rigide regole e condizioni di
approvazione per i finanziamenti bancari alle imprese.

Purtroppo queste nuove regole di Basilea 3, nate per dare stabilità al mondo finanziario, imponendo corrette e rigide pratiche in termini di capitalizzazione, gestione del rischio e liquidità, hanno avuto ed hanno tutt’ora una ripercussione notevole sulle imprese, sulle famiglie e sulle scelte di erogazione da parte delle banche nei  finanziamenti piccole e medie imprese, impattando sui requisiti bancari richiesti agli imprenditori e sulle condizioni che essi devono rispettare per poter avere un prestito aziendale.

Ed è qui che nasce il problema dell’accesso al credito per le aziende.

Maggior sicurezza delle banche = contrazione del credito = freno all’economia = drammi per le imprese!

Ma che implicazioni hanno gli accordi di Basilea 3 su di un prestito aziendale?

La cosiddetta Basilea 3 richiede alle banche maggiori garanzie su capitale e liquidità imponendo ad esse delle soglie minime di capitale da accantonare, in modo chè, nel caso alcuni prestiti aziendali vadano in sofferenza o non vengano restituiti, la banca abbia comunque del capitale libero pronto a far fronte alla copertura delle perdite.

Ma aumentare, in via precauzionale, la quota di capitale da accantonare su ogni prestito aziendale concesso, per coprire potenziali future perdite comporta per le banche, come naturale conseguenza, l’avere meno risorse da destinare al credito per le imprese!

Ed ecco la diretta conseguenza, ossia la stretta creditizia nota a tutti come credit crunch.

Ma come fa la banca a capire se un’impresa “merita” di avere un prestito aziendale oppure si tratta di una impresa a rischio e quindi non merita di ottenere il prestito per azienda?

Poiché un prestito per azienda è in genere più rischioso di un prestito ad una famiglia, i vertici del mondo bancario hanno messo a punto sistemi predittivi, basati su una serie di analisi quantitative e qualitative, in grado di valutare se l’azienda avrà la giusta capacità di generare flussi di cassa futuri sufficienti a restituire il prestito azienda ricevuto, il suo rischio d’insolvenza e la perdita attesa per la banca in caso d’insolvenza dell’impresa in qualsiasi momento della vita residua del finanziamento aziendale concesso.

Il risultato di questa analisi scaturisce in una votazione che in termini tecnici determina il cosiddetto rating bancario aziendale.

Finanziamenti aziende – Rating bancario

Ma che cos’è il Rating bancario?

Il rating bancario di un’impresa, detto anche Rating bancario aziendale o semplicemente Rating,  è un giudizio sintetico del profilo di rischio dell’azienda richiedente il prestito aziendale.

Il rating bancario aziendale esprime le seguenti due cose:

  • il grado di solvibilità dell’azienda;
  • la capacità di ripagare il prestito aziendale in un determinato periodo di tempo.

Quali sono i fattori di rischio considerati nel rating bancario aziendale e le conseguenze?

Il Rating bancario prende inconsiderazione i  seguenti fattori di rischio:

  • la probabilità di insolvenza del debitore;
  • l’esposizione al momento dell’insolvenza;
  • la perdita attesa nel caso di insolvenza;
  • la vita residua del debito nel caso di insolvenza; 

All’aumentare o diminuire di questi quattro fattori di rischio relativi ad un prestito aziendale, in base agli accordi di Basilea 3 aumenta o diminuisce il requisito patrimoniale della Banca ossia l’ammontare di accantonamento di capitale che la Banca deve mettere a copertura di quel prestito azienda con una quota percentuale proporzionale al grado di  rischiosità dell’impresa e del finanziamento aziendale erogato.

Pertanto ad un impiego di capitali rischioso in un determinato prestito per azienda corrisponderà una remunerazione più alta per la banca, che, infatti, per concedere il finanziamento aziendale richiederà all’impresa un tasso d’interesse e delle condizioni economiche capaci di remunerare anche quanto la banca dovrà accantonare per soddisfare il requisito patrimoniale richiesto dagli accordi di Basilea 3.

Ne scaturisce che il Rating bancario va ad incidere anche sul costo del denaro che l’impresa azienda dovrà  pagare per il prestito aziendale ottenuto.

Nel corso del processo di valutazione del merito creditizio, il rating è molto vincolante per la Banca e di conseguenza nel caso di nuovi prestiti aziendali o affidamenti bancari un Rating insufficiente preclude l’accesso al credito  mentre in caso di peggioramento del Rating bancario aziendale di un cliente già
affidato, soprattutto per gli affidamenti cosiddetti a revoca ( affidamenti con
scadenza a breve termine) la Banca, in protezione del proprio credito, potrebbe
decidere di impostare un rientro soft o addirittura procedere ad una richiesta di rientro immediato dell’esposizione, causando conseguenze economiche drammatiche per l’azienda.

Il rating bancario serve per determinare il merito creditizio di una persona o di un’azienda.

Finanziamenti per imprese – Merito creditizio

Ma che cos’è il merito creditizio?

Il merito creditizio indica il livello di affidabilità economico-finanziaria di una persona o di un’impresa, utile per quantificare il rischio finanziario connesso all’erogazione di credito a suo favore.

Il giudizio sul merito creditizio si forma grazie al contributo di tre analisi
fondamentali:

  1. Analisi Quantitativa: la documentazione contabile dell’azienda (gli ultimi 2 Bilanci depositati, che le Banche acquisiscono direttamente dalla Camera di Commercio ed inseriscono nei loro programmi per rielaborarseli internamente)
  2. Analisi Qualitativa: le informazioni  sull’organizzazione dell’attività (tipo di attività svolta, le prospettive di sviluppo, il mercato di riferimento, presenza digitale dell’azienda, l’esistenza o meno di un sistema di controllo di gestione e di pianificazione finanziaria, un management di livello professionale alto capace di sostenere la società nelle situazioni di difficoltà, ecc. ecc..)
  3. Analisi andamentale interna ed esterna: le informazioni sia interne che esterne alla Banca sul comportamento passato dell’azienda con l’intero sistema creditizio.

Finanziamenti alle imprese – Principio contabile IFRS 9

Che cos’è il  Principio contabile IFRS 9 e cosa comporta per la nostra azienda?

Il principio contabile IFRS 9, a cui le Banche devono attenersi, è  entrato in vigore a gennaio 2018 ed ha come obiettivo  principale quello di far registrare tempestivamente il deterioramento della qualità del credito e, contemporaneamente,
regolamentare più severamente il modo in cui le banche devono eseguire gli accantonamenti sui crediti.

Le banche devono, praticamente, fare una stima (prospettica) delle perdite attese utilizzando i dati storici, attuali, ma anche prospettici e pertanto, non è più necessario il manifestarsi di un evento negativo o di un chiaro segnale di perdita reale per il riconoscimento di un onere.

Le banche sono tenute a calcolare in modo costante le perdite attese durante la vita del finanziamento bancario o affidamento aziendale  e ad aggiornare gli accantonamenti ad ogni data di reporting al fine di avere sempre una visuale chiara,
puntuale e precisa delle variazioni nel rischio di credito alle aziende.

Da tutto ciò si evince che per un imprenditore deve rafforzare la propria capacità di previsione delle performance aziendali e saper individuare i punti di debolezza intervenendo per porvi rimedio e non incorrere in una futura richiesta di rientro dell’esposizione.

Finanziamenti bancari alle imprese – Garanzie

Il primo ostacolo che un’imprenditore incontra quando richiede un prestito per azienda è la richiesta di garanzie da parte delle banche o istituti finanziari.

Le garanzie sono elementi accessori dei finanziamenti bancari a breve e a medio-lungo termine ma per le banche sono un fattore fondamentale di approvazione di una richiesta di prestito aziendale, tanto che la mancanza di  garanzie costituisce uno dei motivi principali per cui le banche non erogano i finanziamenti alle imprese.

Esistono due tipi di garanzie:

  1. Garanzie personali: a fronte del finanziamento bancario viene richiesta una firma di garanzia all’imprenditore o altri soggetti garanti con la quale si risponde alle obbligazioni assunte dall’impresa, in caso di mancato pagamento del prestito aziendale;
  2. Garanzie reali: a fronte di prestito per azienda viene richiesto all’imprenditore o altri soggetti garanti di concedere in garanzia beni reali, cioè  ipoteca su beni immobiliari o pegno su beni mobili (deposito titoli).

Le garanzie? Le banche le chiedono sempre. Ma se uno non le ha, come fa?

Un imprenditore può ottenere l’intervento del Fondo Centrale di Garanzia Statale e così potrà non solo coprire il suo fabbisogno finanziario ma anche strappare condizioni favorevoli di costo del finanziamento.

Finanziamenti pmi – Costo del finanziamento

Il secondo ostacolo che si pone davanti all’imprenditore quando richiede Finanziamenti per Piccole e Medie Imprese è quello del costo del finanziamento, ossia del tasso d’interesse passivo.

Anche se l’imprenditore ha delle garanzie personali o reali da offrire alle banche, il ricorso ai finanziamenti per imprese comporta interessi passivi da pagare alle
banche.

Nel caso l’imprenditore ottenga l’intervento del Fondo Centrale di Garanzia Statale allora potrà non solo coprire il suo fabbisogno finanziario ma anche strappare condizioni favorevoli di costo del finanziamento.

Avere garanzie personali o reali da offrire alla banca significa avere la certezza di approvazione della richiesta di prestito aziendale?

No.

Offrire garanzie personali o reali alla banca al fine di ottenere la concessione di finanziamenti imprese non dà nessuna certezza di approvazione.

Finanziamenti imprese – Conclusioni finali

Ma allora, da cosa dipende, quindi, ottenere o meno un prestito per azienda da una Banca?

Hai un’azienda con un buon bilancio d’esercizio? con indici e margini di guadagno
positivi?

Allora non hai problemi e la tua impresa sarà valutata come “una buona azienda” ed avrai non solo ottime possibilità di approvazione della richiesta di prestito  aziendale ma, perfino, di spuntare ottime condizioni di tasso d’interesse senza richiesta di garanzie personali.

Il bilancio della tua azienda evidenzia margini in contrazione? scarsi rendimenti o addirittura una perdita, nonostante il fatturato elevato?                                

In questo caso la valutazione sarà negativa, il rating bancario ne risentirà e il prestito aziendale da te richiesto non sarà erogato o se già hai un affidamento bancario a breve termine in corso, ne verrà richiesto il rientro.

Il Merito Creditizio e il Rating Bancario, nel processo di valutazione ed approvazione dei finanziamenti imprese, sono due facce della stessa medaglia. 

Ottenere o meno un prestito aziendale da una Banca dipende proprio dal Merito Creditizio e dal Rating Bancario aziendale ad esso connesso.

Migliore è il Rating bancario più possibilità ci sono di ottenere sia il prestito per azienda che un tasso d’interesse favorevole, visto che per la banca ci sarà un minor costo connesso all’erogazione del prestito aziendale per effetto di un minore accantonamento patrimoniale dovuto alla bassa rischiosità.

Purtroppo per gli imprenditori, il rating ed il merito creditizio entrano in gioco anche negli affidamenti bancari a breve termine già in essere come i fidi bancari, anticipo fatture e ricevute bancarie.

Le banche sono pronte a chiudere sempre di più i rubinetti del credito anche sui debiti a breve pregressi di un’impresa già affidata,  in caso di deterioramento del suo Rating bancario, per proteggere il proprio credito, richiedendo un rientro morbido del fido bancario o una riduzione del castelletto per l’anticipo delle fatture e/o ricevute bancarie o, perfino revocando, senza alcun avviso, le linee di credito con richiesta di rientro immediato dell’esposizione, causando turbolenze finanziarie e conseguenze drammatiche all’azienda.

Pertanto,  al fine di non incorrere in una futura richiesta di rientro dell’affidamento
bancario pregresso, è di vitale importanza per un imprenditore:

  • conoscere le tendenze in atto nel mondo bancario che avranno un impatto diretto sul proprio rapporto con la banca e sul modo in cui gli viene concesso di utilizzare le linee di credito;
  • rafforzare le capacità previsionali delle performance aziendali;
  • essere in grado di riconoscere i punti di debolezza intervenendo immediatamente per porvi rimedio.

Bisogna che gli imprenditori, che hanno affidamenti bancari a breve termine già  in essere con le banche e che dormono tranquilli pensando che è tutto a posto, si preparino a ricevere dagli istituti bancari, nei prossimi mesi, un invito in sede per riorganizzare l’esposizione finanziaria della propria azienda nei confronti della banca e soprattutto a come è meglio comportarsi quando ciò succederà.

In pratica gli imprenditori dovranno attivare fin da subito contromisure per farsi trovare pronti a quel momento, ma per poterlo fare dovranno comprendere il modo in cui dovranno riorganizzare le proprie entrate e uscite di cassa per non farsi cogliere impreparati da una richiesta di rientro del fido, da una riduzione del castelletto per l’anticipo delle fatture o delle ricevute bancarie.

Ma, soprattutto, dovranno capire come farlo senza sacrificare i beni personali per offrirli in garanzia dietro richiesta della banca.

In conclusione, avere un buon Rating bancario aziendale, grazie a bilanci d’esercizio con indici e margini di guadagno positivi nel tempo, ed un ottimo Merito Creditizio, grazie alla mancanza di segnalazioni negative nella Centrale Rischi della Banca d’Italia ed in Crif, significa:

  • ottenere i finanziamenti imprese a breve e  a lungo termine necessari allo sviluppo del proprio progetto imprenditoriale;
  • star sereni che mai e poi mai la banca revocherà, dalla sera alla mattina, gli affidamenti bancari a breve termine in corso;
  • poter ritrattare il costo dei finanziamenti bancari a breve e a lungo termine già in essere;
  • ristrutturare i debiti a breve termine pregressi trasformandoli in un unico prestito aziendale a lungo termine;
  • richiedere un prestito aziendale a tasso agevolato senza dare garanzie personali (fideiussioni) o garanzie reali (immobili o titoli mobiliari) con la garanzia statale gratuita del Fondo di Garanzia Mise;
  • eliminare le garanzie personali dai finanziamenti bancari pregressi (in corso con la banca) ristrutturando il debito a tasso agevolato con la garanzia statale gratuita del Fondo di Garanzia Mise.

Felice Mancino

Presidente dell'associazione Aiuti alle Imprese. Esperto di Finanza Agevolata alle imprese e di Marketing con oltre 30 anni di esperienza.

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